Dio non profuma. E nemmeno puzza, per la verità.
Ricordo il primo, grande amore della mia vita. Avevamo 22 anni io e 21 François. Durò giusto il tempo del suo Erasmus: un anno. Rientrato a Lione, mi scaricò per un altro, dopo qualche tira-e-molla a distanza. Soffrii per sei mesi, poi pian piano il dolore svanì. Niente di eccezionale: ordinaria amministrazione sentimentale da ventenni. Non starei a parlarne qui se François non mi avesse lasciato qualcosa che non mi ha più abbandonato: il ricordo del suo profumo. Ancora oggi, quasi un quarto di secolo dopo, quando mi passa accanto un uomo con quel profumo non solo mi torna in mente François, non solo mi sento come se lui fosse presente, ma insieme riemerge ogni emozione. Come se tutto fosse appena accaduto. Meraviglioso e devastante. Perché questi scherzi fa l’olfatto, il più profondo dei nostri sensi. «Il senso perfetto», lo definisce Anna D’Errico nel proprio blog.