I fatti e lo spirito? Ah ah

Una lampante dimostrazione della differenza fra razionalità e dogmatismo.


Seminario: «I confini fra le conoscenze». Che vuol dire tutto e vuol dire niente. Chissà che roba è. Vado e vedo. Relatore: un astrofisico che si professa subito fervente credente. Mmm… sento puzza di stronzate. Mi metto comodo e mi guardo in giro. Il pubblico è piuttosto eterogeneo: dalla coppia benestante fino alla liceale, dalla suora fino all’anziano, c’è di tutto.

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«L’umanismo è l’ateismo 3.0»

Espatriato a Londra (anche) per liberarsi dei tabù sociali e culturali italiani, Giovanni Gaetani spiega la filosofia senza supercazzole.


Tira aria di Brexit. Che cosa significherà per l’Unione Europea e per il Regno Unito ancora non è chiaro. Men che meno è chiaro che cosa significherà per gli inglesi – e gli scozzesi e i gallesi e i nordirlandesi, pure – e per i continentali espatriati e residenti in Albione. Così, a istinto, vien da dire: cazzi amari. Staremo a vedere. Se però il rischio è il rimpatrio, io avrei una modesta richiesta per Theresa May: hai presente Giovanni Gaetani? Sì? Ecco, fammi un favore: tientelo. Tienilo lì, per cortesia. Mica per noi, eh. Ma per lui. Ché tornare quaggiù, in questo buco bigotto e ottuso, non gli farebbe granché bene né al corpo né allo spirito.

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Codice C

È immaginabile una società nella quale l’adesione a una fede religiosa comporta la perdita di alcuni diritti?


(Bianco&Nero) (Zoom in) Un’adolescente nella sua stanza, in piedi alla finestra. La mano scorre lenta sul ventre. (Primo piano) Il viso è rigato di lacrime. Voce fuori campo: “È accaduto. Ma non è irreparabile. Dio è con te”. (Stacco)
(Bianco&Nero) (Panoramica) Gente festante in piazza San Pietro. Leone XV varca la folla. L’adolescente, in prima fila, si sporge e sfiora il braccio del Papa. (Zoom in) Il viso ancora rigato di lacrime. Voce fuori campo: “Sì, Dio è con te”. (Stacco)
(Colore) (Campo lungo) Esterno di una clinica. La ragazza consegna un fagottino a una suora. Sorridono. Lei si volta. (Zoom in) Il viso al cielo, il sorriso radioso. Voce fuori campo: “La Chiesa ti aiuta. Non abiurare”. (Dissolvenza)

Si accendono le luci. Riabituo la vista e fisso l’uomo in clergyman. (E più lo fisso e meno mi piace.) Lui mi osserva e tace. Rompo il silenzio: «Allora?».

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Radici da segare

Ovvero l’arroganza di chi pretende di sapere che cosa sono io.


Immagina di essere cresciuto in una famiglia fascista. Immagina di aver dovuto subire un’educazione a base di Dio-Patria-Famiglia, con tutto il contorno di nazionalismo, razzismo, sessismo, omofobia, suprematismo e nostalgia per «quando c’era Lui». Immagina poi di esserti emancipato da questa schifezza: hai studiato, hai viaggiato, hai conosciuto persone diverse, ti sei aperto al mondo. E ora consideri l’educazione ricevuta quel cumulo di stronzate che è. Immagina infine che qualcuno sostenga che no, non puoi liberarti del fascismo, perché quelle sono le tue radici e quindi tu sei e sarai sempre un po’ fascista. Ebbene, non ti sale il crimine?

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Prima ottenerlo, poi abolirlo

Il matrimonio gay è una grande conquista civile. Ma per portare la libertà alle sue conseguenze bisognerà arrivare infine a eliminarlo.


La Costituzione italiana non dice alcunché sul genere delle persone nell’istituzione del matrimonio. Controllare per credere: nell’articolo 29 non ce n’è traccia. Nemmeno il Codice civile lo specifica, però poi si riferisce agli sposi come «marito» e «moglie». Sentenze della Corte costituzionale e della Cassazione confermano la giurisprudenza: il matrimonio fra persone dello stesso sesso sarà impossibile finché il Parlamento non lo consentirà modificando la legislazione. Da cui il compromesso della legge Cirinnà nel 2016 per creare almeno le unioni civili. Non è molto, ma è meglio di nulla. E si spera che in futuro… eh?

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«Io sono cattolico a modo mio»

Non si può. Non esiste proprio. Specie se si rompono i coglioni a me.


Il matrimonio in chiesa, sennò la gente sparla. Poi il battesimo del bambino, ché altrimenti la nonna ci resta male. Qualche anno dopo, la prima comunione e a seguire la cresima. Il funerale in chiesa del nonno. E la messa quasi ogni domenica, tranne durante le vacanze. Però nelle feste comandate sempre. Così si dipana la vita del cattolico tiepido. Perché così fan tutti, perché l’Italia è un Paese cattolico. Certo, qualche peccatuccio può anche scappare: un po’ di evasione fiscale, ogni tanto un giro a bagasce con gli amici per qualche giochetto che la consorte rifiuta, e poi si vota Salvini per rispedire i negri a casa loro. Non sarà tanto coerente, ma in fondo siamo esseri umani, giusto? D’altronde bastano una confessione e qualche giaculatoria per ripulirsi la coscienza, e da domani si ricomincia, candidi come prima. Sull’incoerenza fra dichiarazioni di fede e comportamenti concreti ho già scritto. Ora però mi interessano le convinzioni profonde: insomma, in che cosa credono i cattolici? O meglio: in che cosa devono credere per potersi dichiarare cattolici?

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Va’ dove ti porta il Mistero

L’arcivescovo bolognese e gli infanticidi americani: la logica è la stessa, ma i due assassini almeno sono coerenti.


La fede ha una sua logica interna. Cretina finché si vuole. Perfino criminale, se spinta al limite. Ma logica. Vediamola all’opera in due fatti di cronaca recente, distanti ma legati in maniera sottile.

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L’incoerenza del postmodernista

Anche i pensatori deboli vanno a sbattere contro la realtà.


Domenica scorsa il «Corriere della Sera» ha pubblicato un’intervista a Gianni Vattimo. Il filosofo, segnato da qualche acciacco dell’età, ripercorre la propria vicenda intellettuale e umana fra successi professionali e soddisfazioni personali. E anche lutti, com’è inevitabile in ogni esistenza ricca e piena. E pure contraddizioni, una delle quali enorme.

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Perché una pena?

La giustizia ha tre scopi. Non uno di più. Altrimenti diventa vendetta di Stato.


Perché a un reato deve seguire una pena? Te lo sei mai chiesto? La risposta spontanea è: «Diamine, perché è giusto! Perché se la merita! Chi sbaglia paga!». Già, ma perché chi sbaglia deve pagare? Cos’è, una legge naturale? Certo che no: in Natura dominano la violenza e la sopraffazione del più forte sul più debole, con l’ovvia conseguenza della sopravvivenza del primo e la scomparsa del secondo. Alla faccia della giustizia. E dunque perché una pena?

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Chiaro ed efficace, ma…

…con qualche non trascurabile difetto.


«Che cosa mi consigli di leggere?»: prima o dopo capita di sentirselo chiedere. Che tu ti occupi di astronomia o di bonsai o di auto d’epoca, presto o tardi arriva l’incolto curioso che vuole accostarsi alla materia e desidera una lettura propedeutica. Sicché la «brevissima introduzione» di Julian Baggini appena pubblicata da Nessun Dogma sembra proprio rispondere a questa necessità per l’ateismo. Ci riesce? Sì, ma.

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Eppure io capisco Samanta

Si fa presto a dire «empatia». Perché non proviamo a empatizzare anche con una bigotta?


La vicenda è nota a chiunque sia aggiornato sulle polemiche religiose. In breve: una tizia si fa fotografare a Pontida mentre espone un cartello con la scritta «Se non vuoi il crocifisso torna al tuo Paese», l’Assemblea generale della Pro Civitate Christiana la cazzia sul sito di «Avvenire», la tizia, che scopriamo chiamarsi Samanta N., s’incazza e replica piccata e infine si becca la risposta del direttore di «Avvenire», Marco Tarquinio. Beghe fra cattolici, verrebbe da dire. Chissenefrega.

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Scusate, ma anche no

I credenti hanno mai speso una-parola-una in favore degli atei? No? E dunque perché io dovrei sbattermi per loro?


Giuro: ero partito con le migliori intenzioni. Io volevo davvero aderire alla campagna «Freedom of Religion or Belief». M’ero scaricato il logo e lo avevo appiccicato sulla mia foto. Poi ci ho pensato meglio e ho deciso che anche no.

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E l’attualità?

Viviamo in tempi stronzi. Ma stronzi forte. Si fatica a commentare tutto. E poi per dire che cosa? Banalità?


Mi scrive una lettrice:

L’Eterno Assente racconta cose interessanti, però mi sembra un po’ carente di attualità: grandi discorsi sui massimi sistemi, ma poi le conseguenze della religione le scontiamo tutti ogni giorno.
I docenti di religione cattolica nelle commissioni d’esame? Ignorati. I 40 anni della Legge 194? Non una parola. L’esito del voto sull’aborto in Irlanda? Nemmeno citato. Il ministro cattobigotto e omofobo? Silenzio. I bambini separati dai genitori e messi in gabbia negli Stati Uniti, alla faccia del Vangelo? Senza traccia.
Insomma, perché L’Eterno Assente non parla più spesso delle news?

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Senza Dio tutto è permesso?

Niente affatto. Per capirlo, basta l’Aquarius.


L’argomento etico è un vecchio arnese della teologia: se Dio non esiste, come si può distinguere il Bene dal Male? Se non possiede una guida morale, l’ateo sarà in balìa di ogni istinto più bieco? In realtà non è un vero argomento. Non dimostra l’esistenza di Dio. Semmai, anche ammesso che sia valido, dimostra l’utilità sociale della credenza in Dio. E comunque non è valido. La prova? L’Aquarius.

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Ciao ciao, Medioevo

Un quotidiano cattotalebano ha chiuso e il suo editore è fallito. Credo che mi impiccherò per la disperazione.


Il fatto: alcune settimane fa, dopo 92 anni di esistenza, un quotidiano della Svizzera italiana, il «Giornale del Popolo», ha smesso di uscire. Da anni era una voragine finanziaria. È di due giorni fa la notizia del fallimento definitivo. A partire dal 2004 è sopravvissuto soltanto perché sostenuto da un altro quotidiano, il «Corriere del Ticino». Alla fine dell’anno scorso il «Giornale del Popolo» aveva deciso di provare a farcela da solo, ma all’inizio di maggio il fallimento di Publicitas, che gli procurava le inserzioni e gli garantiva il 40% delle entrate, lo ha stroncato. E be’, sai che c’è? Chissenefrega. Anzi, meglio così.

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Sgradevole, banale e moralista

«Abbasso i tolleranti», di Claudio Cerasa, è una ciofeca deludente.


Su questo saggio avevo delle aspettative: speravo fosse una lettura provocatoria. Abbastanza quanto meno da suscitare qualche riflessione. Invece mi sono sciroppato una sfilza di lezioncine piene di luoghi comuni grondanti moralismo di mezza tacca e proposte con una maieutica da quattro soldi, con quelle penose domandine alla fine di ogni capitolo che sembrano oneste ma di fatto sono retoriche. Per la serie: «Adesso ti racconto delle cose originali alle quali non avevi mai pensato da solo e ti aiuto a capire come stanno davvero le cose».

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Perché…

…esiste qualcosa invece che nulla? La risposta dipende da come interpretiamo la domanda. E una possibilità ci porta verso una divinità molto speciale.


Di fronte a un evento ci chiediamo: perché? Di solito lo facciamo senza riflettere sulla doppia possibile interpretazione della domanda: causale oppure teleologica.

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Ateismo o agnosticismo?

È una polemica antica. Antica e assurda. Perché si può essere atei e nel contempo agnostici. Anzi si deve. Ma per il Dio abramitico si può e si deve essere atei e basta.


Ricordo una chiacchierata di quasi 30 anni fa con Giuliano Toraldo di Francia, una sera a cena al termine dei lavori di un workshop. Si parlava del problema teologico, e lui mi disse: «Tu sei ateo, ma non sei davvero razionale, perché non puoi dimostrare che Dio non esiste. Il tuo è un atto di fede. Io invece sono razionale, perché sono agnostico. Dio c’è? Dio non c’è? Non lo so». A quell’epoca ero un ventenne sprovveduto e non seppi rispondergli.

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Una modesta proposta

«L’Italia è un Paese cattolico», si dice. Così cattolico da imporre i valori cattolici anche a chi cattolico non è. Ecco dunque un’idea: vediamo chi, fra i cattolici, sarebbe disposto a pagare il prezzo reale della propria professione di fede.


Molti cattolici scopano prima del matrimonio. Alcuni scopano anche con persone del loro stesso sesso. Dopo il matrimonio, tanti scopano al di fuori. Per evitare gravidanze indesiderate, parecchi usano la contraccezione. Se però càpita lo stesso, molti cattolici abortiscono. Tanti poi divorziano.

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