Solo un racconto – Disaffezione: a cosa?

Dalla fede all’ateismo: si spezzano i legami con i luoghi, i riti, le norme, le parole.


Nel secondo articolo di questa serie, Susanna Labirinto, teologa atea, prosegue nella narrazione della perdita della propria fede.


Quando non mi sento più a casa in una chiesa, quando non sento la necessità di pregare, non mi riconosco nell’etica, non riconosco le figure della gerarchia come significative, quando parlo un’altra lingua: ecco che capisco che sono uscita dalla Chiesa e non ci tornerò.

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Che cos’è la scienza? – 5/7

Un metodo. Ma come funziona?


11 gennaio 1610: Galileo, dopo aver perfezionato il cannocchiale nei mesi precedenti, lo rivolge verso Giove. E accanto al pianeta scopre tre puntini luminosi allineati. La notte seguente ne compare un quarto. Nel giro di pochi giorni, Galileo conclude che quei puntini, per il loro moto apparente, sono satelliti di Giove. Che cos’ha in mente il toscano prima di puntare lo strumento? Sta cercando dei satelliti? Oppure niente, guarda tanto per guardare, senza aspettarsi nulla di particolare? Più probabile la seconda possibilità. Ma allora è un’eccezione, perché nella scienza ben poche scoperte accadono per puro caso.

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Oh, Cristo!

Ma quale? Certo non quello del Nuovo testamento.


Nessuno studioso serio ha più ragionevoli dubbi sul fatto che Gesù sia esistito veramente: ecco, l’ho detto. E così mi sono giocato la benevolenza di Franco Tommasi, che rileva come questa «excusatio non petita», tanto reiterata nei saggi su Gesù, lasci intuire negli autori una certa – come dire? – insicurezza, va’. A mia giustificazione, se non altro, testimonia il mio ateismo proclamato e rivendicato.

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Ora nona

Sei Dio. Ma sei anche uomo. Ecco il tuo paradosso.


Io che sono l’È, il Fu e il Sarà
Accondiscendo ancora al linguaggio
Che è tempo successivo e simbolo
(J.L. Borges, Giovanni, I, 14)

Sarei stato un buon falegname.

O forse un carovaniere verso la terra dei Seri, destato dalle aurore sui valichi della Bactriana e poi, lungo le piste del ritorno, pellegrino al grande fico sacro.

O magari un dotto istitutore al centro dell’Impero, pagato per educare i figli viziati di un ricco mercante.

Oppure uno schiavo al remo, incatenato a pochi anni di sudore e di frusta.

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Supernova

Un piccolo, insignificante episodio su scala cosmica. Ma qui…


È semplice: d’un tratto, ci sei. Senza un perché. Esisti e basta. D’altronde nessuno spiega perché appaia un fotone. Lui stesso meno di tutti.

Così anche per me, quando il nucleo stellare di ferro è collassato. Per me e per gli altri. Gamma, X, UV, IR: c’eravamo tutti. Io ero a 5832 Ångstrom: giallo pieno, direste voi. Insieme ai neutrini, siamo partiti a scaglioni dalla furia nucleare a 200 miliardi di gradi, lasciandoci dietro quel nocciolo imploso in pochi chilometri, composto ormai solo da neutroni degeneri.

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Il mondo è bello e feroce

La cacciata dall’Eden fu davvero una condanna? Oppure l’occasione per vivere un’esistenza più piena, più ricca, più nobile?


Lunedì

Strano discorso ha fatto Lui. Strano davvero. Mangia questo, mangia quello, ma il frutto di quell’albero… no, quello no. Nient’altro. Possiamo fare ciò che vogliamo, ma Lui s’è raccomandato solo sul cibo. È l’unica cosa importante? E poi… solo quei frutti lì. Dice: «Se lo mangi, muori». Saranno velenosi… Mah!

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La teodicea della sega cinese

Una barzelletta scema può suggerire la risposta a un problema teologico. Ma la risposta è sbagliata.


C’era una volta un tizio che ogni mattina aveva l’abitudine di prendersi a martellate i testicoli. «Ma che cosa fai?», gli chiesero stupiti gli amici. «Mi faccio una sega cinese», rispose lui. «E non fa male?», obiettarono loro. «Certo che fa male!», replicò il tizio. «Ma allora perché lo fai?», insistettero gli amici. «Perché quando smetto godo moltissimo», concluse il segaiolo cinese.

Questa barzelletta a malapena strappa un sorriso, ma descrive un’esperienza conosciuta da tutti: una condizione di fastidio o perfino di dolore che, quando si conclude, provoca un intenso godimento. Un esempio banale: hai la vescica o l’intestino pieno, ti svuoti e… immenso sollievo! Oppure stai aspettando l’esito di un esame medico che potrebbe essere questione di vita o di morte, il responso arriva e… niente, non hai niente: quanto godi, eh? Sono tutte meravigliose seghe cinesi. E sulle seghe cinesi si può costruire anche una teodicea.

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Solo un racconto – Latenza

Si può essere teologi e atei? Si può. E si può voler raccontare la delicata fase della transizione.


Finora «L’Eterno Assente» è stato territorio di un unico autore. Con questo articolo in tre puntate il blog apre ai contributi di altri. Susanna Labirinto, teologa atea, racconta come e perché ha perso la fede. E che cosa la fede e la Chiesa rappresentano ancora per lei.


Nella vita di molti di noi c’è stata la Chiesa cattolica. Credo di poter affermare che la quasi totalità delle persone che conosco e frequento o che ho conosciuto e frequentato ha ricevuto il battesimo.

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Tutto e il contrario di tutto

E tutto per difendere il potere, i privilegi e il denaro. Tanto di Dio non frega un cazzo a nessuno.


Nel gregge cattolico troviamo di tutto. Non solo i frequentatori occasionali della Messa che, posti di fronte ai dogmi, fanno spallucce indifferenti e li definiscono «roba da preti», trincerandosi dietro uno spiritualismo generico, una fede indistinta in un Dio inteso come «Qualcosa di Trascendente» o in un «Mistero». Troviamo perfino il cattolico osservante capace di conciliare la propria fede con la credenza nella reincarnazione, per esempio. O con la meditazione orientale per raggiungere l’illuminazione. E stendiamo un velo pietoso sulla più totale superficialità nella dissociazione dalle prescrizioni. Quanti fra i sedicenti cattolici praticano la castità prematrimoniale? Quanti non usano alcun metodo contraccettivo? Quanti divorziano o addirittura abortiscono, quando si trovano con l’acqua alla gola e non sanno dove sbattere la testa?

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