Massimo Pigliucci è conosciuto in Italia soprattutto come autore di un saggio di successo sulla pratica dello stoicismo nella vita quotidiana. Però è molto di più: un biologo, un filosofo della scienza, un ateo, un divulgatore, un attivista… Ma come fa?
L’intellettuale rinascimentale era completo: matematico, scienziato, filosofo, artista e anche politico. Oggi sarebbe impossibile: lo scibile umano è troppo vasto per entrare tutto in un’unica mente. In compenso siamo finiti all’estremo opposto: la iperspecializzazione. Spesso con l’aggravante dell’incomprensione se non addirittura dell’ostilità verso tutto quello che sta fuori dall’orticello. «Le Due Culture» di Charles Snow uscì nel 1959: quasi 60 anni e non sentirli, ché poco o nulla sembra cambiato. Il filosofo idealista ritiene, seguendo l’eredità di Heidegger, che «la Scienza non pensa», e la scienziata positivista che la filosofia è fuffa, inutile per capire davvero il mondo. Be’, Massimo Pigliucci non è così.




Natale 2016. Meno di un anno dopo la bestemmia televisiva, i social sono attraversati dallo sdegno per la diffusione della foto di tre giovani che, in un presepe a Bolzano, assumono pose poco rispettose nei riguardi di una pecora, Maria e Gesù: uno ingroppandosi l’animale, l’altro simulando una fellatio, la terza schiacciando il bambinello col piede. Diretti ai tre sciagurati, abbondano gli auguri delle morti più atroci, seguite dalle fiamme eterne. Ché bisogna avere rispetto per gli oggetti sacri della fede.