Basta Occam? Sì, ma…

«È più semplice»: e la metti via così. Ma davvero è più semplice? In che senso? E vale anche come prova dell’inesistenza di Dio?


Archiviato il Dio delle tradizioni abramitiche perché contraddittorio, assurdo e incompatibile con l’esperienza del dolore innocente, resta aperto il problema più generale del Dio filosofico. Un Dio che non è né onnisciente né onnipotente né buono, un Dio che se ne sbatte di te, che non ti vuole né bene né male, che non ti impone né ordini né proibizioni, che non ti premia né ti punisce. Un Dio che serve solo come risposta a una domanda: «Perché esiste qualcosa invece che nulla?». La risposta può essere causale – Dio è il creatore dell’universo – oppure teleologica – Dio dà uno scopo all’universo –, ma in ogni caso riduce Dio a un’ipotesi filosofica. Questo Dio esiste? Se esiste, possiamo dimostrarlo? Oppure non esiste? Se non esiste, possiamo dimostrarlo?

L’argomento più solido contro questo Dio è il rasoio di Occam.

Continua a leggere

«Non riesco proprio a crederci»

Se studi la teoria dell’evoluzione, l’ateismo è una conseguenza quasi inevitabile. Come nel caso di Lisa Signorile, autrice de «L’orologiaio miope».


L’orologiaio lo inventò William Paley all’inizio dell’Ottocento, quando sostenne che Dio è necessario per spiegare la complessità degli organismi viventi come un artigiano è necessario per spiegare la complessità di un orologio. Paley venne smentito prima da Charles Darwin ancora nel XIX secolo e poi nel 1986 da Richard Dawkins, che ha usato la stessa analogia ma ha sostenuto che l’orologiaio è la selezione naturale e non solo non è divino, ma è proprio cieco. No, è miope: così Lisa Signorile sdrammatizza l’immagine di Dawkins nel giugno del 2007, quando apre il suo bloghettino amatoriale. Si era nel Paleozoico della tecnologia: i social media erano embrionali e gli smartphone un sogno da nerd.

Continua a leggere

L’orgoglio dell’ateo nichilista

Ho scoperto con sconcerto che Giovanni Gaetani non ha capito un cazzo di me. Così gliel’ho spiegato.


Oggi è l’Atheist Day, proclamato da Atheist Republic. Se sei ateo, dovresti festeggiarlo. Perché? Giovanni Gaetani ha scritto un articolo per chiarirlo: 6 motivi perché sì e 2 motivi perché no. Io l’ho letto e ho scoperto che sono d’accordo con 5 dei 6 motivi. Rigetto l’ultimo perché – scusate – ma, dopo secoli di persecuzioni e discriminazioni, anche vaffanculo. Dei 2 motivi per non festeggiare l’Atheist Day accetto il secondo ma rifiuto il primo, ovvero:

Per rivendicare una presunta superiorità morale e intellettuale degli atei, o per celebrare l’orgoglio ateo.

Io non dico che essere atei renda ipso facto persone migliori: esistono atei fanatici, atei stronzi, atei ignoranti e atei coglioni. Però rende migliore me.

Continua a leggere

«Le leggi naturali bastano»

L’argomento è risaputo: i miracoli sono la prova dell’esistenza di Dio. Davvero? Luigi Garlaschelli li studia da una vita e…


L’uomo della Sindone: non il soggetto spiattellato sullo straccio medievale, bensì colui che ne ha creato una copia (quasi) conforme. Ma anche l’autore di una versione moderna del sangue di san Gennaro, che si scioglie non per miracolo ma per tissotropia. E pure colui che ha estratto la spada conficcata nella roccia nell’abbazia a San Galgano. Luigi Garlaschelli, con la pipa e il pizzetto mefistofelico, è noto per tutto questo e molto altro, di solito associato ai miracoli. No, anzi: al paranormale religioso, come preferisce chiamarlo lui. Infatti Garlaschelli è membro della prima ora del CICAP e non dimentica che in origine quella P finale nell’acronimo si riferiva al paranormale, mentre oggi allude al più ampio ambito delle pseudoscienze.
Ora, il CICAP sulla religione ha sempre sorvolato, da un punto di vista filosofico: sull’esistenza di Dio il Comitato non si è mai espresso. Peraltro si può capire questa scelta: Dio non può essere oggetto di indagine scientifica. Ma i suoi presunti miracoli sì. E all’interno del CICAP proprio nelle indagini sui fenomeni miracolosi si è specializzato il chimico organico Garlaschelli, oggi in pensione e già professore dell’Università di Pavia, ma pure prestigiatore dilettante e prolifico scrittore di saggi. Prolifico e assai utile quando si discute coi bigotti. Infatti, se ti capita la sfiga di incrociare uno di quelli che «Fior di scienziati atei hanno dovuto riconoscere i miracoli di Lourdes!», la risposta migliore è suggerirgli di leggere «Lourdes. I dossier sconosciuti», di Garlaschelli, e solo dopo se ne riparla.

Continua a leggere

Dio è stronzo?

Sembra una soluzione al problema della teodicea. Sembra solo, però.


Ne ho già parlato in lungo e in largo: l’argomento definitivo contro l’esistenza del Dio di Abramo è la teodicea. Ovvero: come può un Dio onnisciente, onnipotente e buono permettere la sofferenza di un essere senziente innocente? Non può, infatti: comunque la si giri, se esiste il dolore allora quel Dio lì è impossibile. Ogni presunta spiegazione escogitata in 2’500 anni è o ridicola o assurda o ridicola e assurda nel contempo. Tant’è che ormai l’argomento della teodicea io lo uso per togliermi di torno i credenti in cerca del dialogo, con l’intento di dimostrare la razionalità della propria fede. La sofferenza innocente sbatte il credente di fronte all’assurdità e lo costringe a trincerarsi dietro il Mistero della fede. Che è, come ho ampiamente argomentato, l’ammissione del fallimento della propria razionalità.

Poi però arriva l’ateo o l’agnostico che mi propone un’alternativa: «Magari Dio è stronzo. E la sofferenza esiste proprio per questo». E magari un Dio stronzo ha anche una madre stronza. Ah ah. Affascinante. Purtroppo – o, meglio, per fortuna – neppure così funziona.

Continua a leggere

L’Eterno Assente: che d’è?

Dopo gli articoli arrivano i video e i podcast. E se non ti garbano neppure quelli… ‘sticazzi.


Io so che i miei articoli sono lunghi. So che ti frantumano le gonadi. So che magari ti interessano pure, ma non hai tempo e così li lasci da parte, fra le cose che ti riprometti di leggere ma che non leggerai mai. Lo so.

E tu sai che della salute delle tue gonadi io me ne sbatto. Sai che per L’Eterno Assente io scrivo solo quanto e come cazzo mi pare. Lo sai.

Ma forse possiamo trovare un compromesso.

Continua a leggere

«Dio è inutile. E pericoloso»

Il multiculturalismo minaccia il diritto individuale all’autodeterminazione. Perché il rispetto di tutti è il rispetto di ciascuno: è la tesi di Cinzia Sciuto, autrice di «Non c’è fede che tenga».


Il multiculturalismo è bello. Il multiculturalismo è il sari accanto ai vestiti degli stilisti. È il kebab accanto alla polenta, al cacciucco e agli arancini. È la moschea accanto alla chiesa e alla sinagoga. Il multiculturalismo è dunque varietà, quindi occasione di confronto e di arricchimento reciproco. Perciò il multiculturalismo è cosa buona e giusta: noi dobbiamo imparare a conoscerci, a rispettarci e perfino ad apprezzarci proprio per le nostre differenze culturali. E chi non è d’accordo è un fascista.

Questa è la Vulgata della Sinistra che si vuole aperta e inclusiva.

Continua a leggere

«L’umanismo è l’ateismo 3.0»

Espatriato a Londra (anche) per liberarsi dei tabù sociali e culturali italiani, Giovanni Gaetani spiega la filosofia senza supercazzole.


Tira aria di Brexit. Che cosa significherà per l’Unione Europea e per il Regno Unito ancora non è chiaro. Men che meno è chiaro che cosa significherà per gli inglesi – e gli scozzesi e i gallesi e i nordirlandesi, pure – e per i continentali espatriati e residenti in Albione. Così, a istinto, vien da dire: cazzi amari. Staremo a vedere. Se però il rischio è il rimpatrio, io avrei una modesta richiesta per Theresa May: hai presente Giovanni Gaetani? Sì? Ecco, fammi un favore: tientelo. Tienilo lì, per cortesia. Mica per noi, eh. Ma per lui. Ché tornare quaggiù, in questo buco bigotto e ottuso, non gli farebbe granché bene né al corpo né allo spirito.

Continua a leggere

Chiaro ed efficace, ma…

…con qualche non trascurabile difetto.


«Che cosa mi consigli di leggere?»: prima o dopo capita di sentirselo chiedere. Che tu ti occupi di astronomia o di bonsai o di auto d’epoca, presto o tardi arriva l’incolto curioso che vuole accostarsi alla materia e desidera una lettura propedeutica. Sicché la «brevissima introduzione» di Julian Baggini appena pubblicata da Nessun Dogma sembra proprio rispondere a questa necessità per l’ateismo. Ci riesce? Sì, ma.

Continua a leggere

Perché…

…esiste qualcosa invece che nulla? La risposta dipende da come interpretiamo la domanda. E una possibilità ci porta verso una divinità molto speciale.


Di fronte a un evento ci chiediamo: perché? Di solito lo facciamo senza riflettere sulla doppia possibile interpretazione della domanda: causale oppure teleologica.

Continua a leggere

Ateismo o agnosticismo?

È una polemica antica. Antica e assurda. Perché si può essere atei e nel contempo agnostici. Anzi si deve. Ma per il Dio abramitico si può e si deve essere atei e basta.


Ricordo una chiacchierata di quasi 30 anni fa con Giuliano Toraldo di Francia, una sera a cena al termine dei lavori di un workshop. Si parlava del problema teologico, e lui mi disse: «Tu sei ateo, ma non sei davvero razionale, perché non puoi dimostrare che Dio non esiste. Il tuo è un atto di fede. Io invece sono razionale, perché sono agnostico. Dio c’è? Dio non c’è? Non lo so». A quell’epoca ero un ventenne sprovveduto e non seppi rispondergli.

Continua a leggere

L’Eterno Assente è rivoltante?

Qualcuno lo sostiene. E sai che c’è? Potrebbe anche aver ragione. Sicché urge uno spiegone.


Mi ha scritto una persona che stimo molto e la cui opinione mi sta a cuore:

Ho guardato il sito, e mi trovo d’accordo con la maggior parte di ciò che contiene. Anzi, penso che sia molto bene che queste cose vengano dette e scritte.
Però mi disturba il linguaggio volgare e l’atteggiamento qualche volta insultante.

Lo capisco. Davvero: capisco che L’Eterno Assente possa risultare rivoltante per qualcuno. Eppure continuo a mantenerlo così. Anzi, l’ho proprio progettato così fin dal principio. Perciò mi sa che ora devo proprio spiegare perché.

Ecco dunque le Frequently Asked Questions de L’Eterno Assente.

Leggi le FAQ

(Foto: Wutsje)

Continua a leggere

Stoico e ateo

Massimo Pigliucci è conosciuto in Italia soprattutto come autore di un saggio di successo sulla pratica dello stoicismo nella vita quotidiana. Però è molto di più: un biologo, un filosofo della scienza, un ateo, un divulgatore, un attivista… Ma come fa?


L’intellettuale rinascimentale era completo: matematico, scienziato, filosofo, artista e anche politico. Oggi sarebbe impossibile: lo scibile umano è troppo vasto per entrare tutto in un’unica mente. In compenso siamo finiti all’estremo opposto: la iperspecializzazione. Spesso con l’aggravante dell’incomprensione se non addirittura dell’ostilità verso tutto quello che sta fuori dall’orticello. «Le Due Culture» di Charles Snow uscì nel 1959: quasi 60 anni e non sentirli, ché poco o nulla sembra cambiato. Il filosofo idealista ritiene, seguendo l’eredità di Heidegger, che «la Scienza non pensa», e la scienziata positivista che la filosofia è fuffa, inutile per capire davvero il mondo. Be’, Massimo Pigliucci non è così.

Continua a leggere

La teologia è una supercazzola

Ma si può scrivere di ateismo e di filosofia senza fare a chi legge due coglioni così.


La filosofia e la teologia sono, lo sospetto, due generi della letteratura fantastica. Due generi splendidi. In realtà, a che si riducono le notti di Sharazad o l’uomo invisibile, accanto all’infinita sostanza, dotata di infiniti attributi, di Spinoza o degli archetipi platonici?
– Jorge Luis Borges

Che la filosofia rientri nel fantasy nutro seri dubbi. Sono sicuro invece che ci rientri la teologia, poiché il suo oggetto è la narrazione di un’invenzione umana. E come ogni forma di letteratura fantastica si presta alle supercazzole. Che possono pure essere un genere letterario godibile, quando sono esplicite. Ma sono una fregatura quando vengono spacciate per discorsi seri. Sicché, per orientarsi, serve una guida.

Continua a leggere

Era ateo: non dimentichiamolo mai

E non permettiamo a nessuno Zichichi di reclutare Stephen Hawking fra gli scienziati bigotti.


Stephen Hawking non era un gran divulgatore. Milioni di persone hanno comprato «A Brief History of Time», ma scommetto che solo poche migliaia lo hanno capito. Capito davvero, intendo: come fai a comprendere il tempo immaginario se non sai che cos’è una rotazione di Wick? Dietro il successo di quel libro ci fu, più della sua efficacia divulgativa, soprattutto il fascino suscitato dall’autore: una mente libera e geniale intrappolata in un corpo paralizzato e deforme.

Continua a leggere

Il prete ateo

Visse isolato fra il Sei e il Settecento in un paesino delle Ardenne. E nessuno ricorderebbe più Jean Meslier, se la sua «Memoria» postuma non fosse fra i fondamenti dell’ateismo moderno.


Immaginalo mentre consacra il corpo e il sangue di Cristo. Immaginalo mentre celebra battesimi, matrimoni e funerali. Immaginalo mentre ascolta le confessioni dei parrocchiani, mentre li assolve grazie al potere conferitogli da Dio. Immagina i suoi pensieri in quei momenti: «Sono tutte stronzate». Per 40 anni. Una vita di stronzate, ma riscattata dal suo testamento: la «Memoria».

Continua a leggere

La Verità e la verità

Il Dio dei deisti non convince ma rimane un’ipotesi interessante. Il Dio dei monoteismi abramitici invece no.


Fatta eccezione per la matematica, nella conoscenza umana non esiste la Verità assoluta. Esiste una verità incerta, migliorabile, verificabile, falsificabile. Anche nella scienza, la più solida, razionale e intersoggettiva fra tutte le forme di conoscenza non matematica.

Continua a leggere

Due qualità necessarie per un ateismo consapevole

Senza di esse, o non sei ateo o non sei consapevole.


Qualche giorno fa in un Gruppo di Facebook dedicato all’ateismo è stata pubblicata un’immagine con una scritta:

Too stupid to understand science?
Try religion!

La mia reazione immediata è stata: «Eh, certo, i credenti sono coglioni. Ah ah». Poi però ci ho ripensato e ho concluso che non è così semplice. Infatti anche molti atei sono stupidi e tanti credenti non lo sono. Ergo la stupidità spiega molto, ma non tutto.

Continua a leggere

Il presepe, la «nostra cultura»?

Difendiamo le nostre tradizioni dall’invasione islamica? Ma anche no.


E anche questo Natale ce lo siamo levati dai coglioni. Per 11 mesi non sentiremo parlare di Gesù bambini, canzoncine religiose, ipocrite bontà di circostanza. Soprattutto non sentiremo parlare di presepi e non dovremo sorbirci le consuete polemiche.

Continua a leggere

Ma di che cosa parliamo?

Per dichiararsi atei bisogna anzitutto capire che cos’è Dio.


Dio esiste. Eccome se esiste. Nella testa di chi ci crede, come idea esiste di sicuro. Ma che razza di idea è? «Definisci Dio»: questa richiesta può mandare in cortocircuito il credente quadratico medio. Ma tu sapresti definirlo? No? Be’, dovresti. Se ti dichiari ateo, dovresti sapere che cosa neghi, giusto?

Continua a leggere

Quando proprio ti tocca discutere

Alcune risposte sintetiche ai principali argomenti dei credenti.


Mai discutere con un idiota: ti trascina al suo livello e ti batte con l’esperienza.
– O. Wilde

Wilde aveva ragione da vendere. Anche perché ogni confronto con un idiota gli conferisce dignità: quanta ne basta, almeno, per godere della tua attenzione e per salire al tuo livello. Sicché no, non si dovrebbe mai discutere con un idiota. Al massimo lo si blasta. E a me piace un sacco.

Purtroppo però ogni tanto ti tocca e non ti puoi sottrarre, magari per esigenze minime di educazione. L’idiota arriva, ti provoca, ti sfruculia, fa il furbetto, butta lì la battuta, ti pone la domanda: «Perché non credi in Dio?». Se tu lo sfanculi, chi osserva potrebbe pensare che ti manchino gli argomenti. Quindi ecco alcune risposte sintetiche in un dialogo immaginario.

Continua a leggere

Il bambino ateo

Se non ci arriva un adulto cattolico medio, un cucciolo umano può capire la doppia natura della persona di Cristo?


A Roberta io sto antipatico anzitutto perché sono gay. Che poi io sia pure ateo è un motivo di ulteriore disprezzo. Perciò non perde occasione per provocarmi. L’ultima due sere fa, a una cena organizzata dall’azienda in cui il mio compagno e lei lavorano. E proprio lei – guarda caso – si siede accanto a me. Così comincia la frantumazione delle mie gonadi.

Continua a leggere

Ma quant’è triste invecchiare male

Eugenio Scalfari sproloquia sugli atei.


Dice: «Non so quanti siano, ma penso non molti». Beh, caro, se non lo sai è un problema tuo. Significa che sei un pochino ignorante. Ci sono vagonate di ricerche sociologiche e basterebbe un giretto su Google per trovarle. E scoprire per esempio che in Italia gli atei («Dio non esiste») sono circa il 6%. Cioè più di 3 milioni e mezzo. Quattro gatti, proprio.

Continua a leggere

Una fede cattiva

Ken Follett: dal bigottismo puritano all’ateismo, fino alla riscoperta della spiritualità.


Ogni ateo ha la propria storia: chi lo è da sempre perché non ha mai ricevuto un’educazione religiosa, chi l’ha ricevuta blanda e diventa ateo senza strappi dopo aver riflettuto, chi perde la fede per reazione a una religiosità infantile opprimente. Questo è il caso di Ken Follett, di cui EDB ha appena pubblicato «Cattiva fede», riedizione in due lingue di un lungo articolo autobiografico già uscito su «Granta».

Continua a leggere

Una ciofeca

Una specie di psicoterapia atea, per nulla convincente.


Cerchi un libro di filosofia? Un libro convincente perché ben argomentato? Un libro capace di sollecitare riflessioni profonde? Allora non è questo. Perché il saggio di Maisel è una specie di manuale di auto-aiuto per chi si vuole disintossicare dalla fede religiosa e dalle stronzate paranormali: stesso tono entusiastico, stessa ambizione evangelizzatrice, stesso florilegio di testimonianze di convertiti. Ma la sostanza filosofica non c’è. Nemmeno un po’.

Continua a leggere

Lucido e cogente

Un libro che fallisce uno dei suoi scopi. Ma lo fallisce bene. E lo scopri solo alla fine.


Aikin e Talisse sono due filosofi statunitensi. Atei dichiarati, soffrono dello stigma sociale del loro sciagurato e bigotto Paese, dove chi non crede in Dio dev’essere per forza uno stronzo degenerato e immorale: questa la convinzione dello statunitense quadratico medio. A dimostrarlo – raccontano i due autori – le demenziali Costituzioni di alcuni Stati. Scopriamo così, per esempio, che in Tennessee un ateo non può avere un impiego negli uffici dell’amministrazione pubblica e che in Arkansas non può nemmeno deporre in tribunale. Poi dice la democrazia americana. ‘Stocazzo. Sicché Aikin e Talisse si sobbarcano l’ingrato compito di dimostrare ai loro concittadini come un ateo possa essere una persona non solo civile e onesta, ma anche dotata di un senso morale, sebbene privo di un fondamento divino.

Continua a leggere

Devastante

Un ottimo bignamino ateo, per spiegare ovvietà che però tanto ovvie non sono.


«Lo scopo di questo libro non è dimostrare l’inesistenza degli dei»: questo spiega Harrison proprio all’inizio. E qui sta quel suo pizzico di ipocrisia. Infatti il suo saggio sembra animato dalla più ampia apertura agli argomenti dei credenti. Sembra solo, però. In apparenza. Ché di fatto, invece, è uno dei libri più devastanti perché, smontando le ragioni della fede, argomenta a favore dell’ateismo. Ed è più efficace, nella sua semplicità, di certi tomi di Dawkins e di Dennett, per dire. Forse anche perché è più ordinato e schematico.

Continua a leggere